Sud-est tunisino, regione di Matmata e Tataouine

(Tunisia)


 

Il sud-est tunisino attraverso la storia ha costituito per il Maghreb la porta verso l’Oriente come pure una via di passaggio verso il sud del Sahara ed il Sudan. Quest’area è morfologicamente caratterizzata dall’altopiano del Dahar il cui margine scosceso, orientato nord-sud, scende a picco sulla pianura della Jeffara che separa il Jebel dal mare mediterraneo.
Il margine dell’ altopiano, il cosiddetto Jebel, è solcato in direzione est-ovest da valloni, burroni e impluvi di antichi corsi d’acqua, mentre nelle conche e nelle valli, attualmente perennemente aride,  l’apporto di sabbie fini trasportate dal vento a partire dal Sahara e dalla regione dei laghi salati più a nord, ha dato origine ai suoli rosastri e rossastri sui quali si sono sviluppate le civiltà che hanno modellato il paesaggio agricolo.

Nel sud est tunisino, caratterizzato da un clima arido, le piogge non superano i 50-200 mm all’anno, inoltre non si hanno sorgenti significative. Gli abitanti hanno lottato nei secoli contro la penuria d’acqua, costruendo pozzi ove possible, ma soprattutto attraverso un ingegnoso sistema di pianificazione idraulica localizzato nelle valli e negli orridi dove si concentrano in maniera impetuosa e incontrollabile le acque torrenziali che, seppur raramente, piovono su queste contrade desertiche nella stagione delle piogge.

Il sistema si basa sullo sbarramento delle valli e dei burroni attraverso batterie in serie di piccoli argini in terra (jessour) dotati di sfioratori superficiali che si estendono per tutta la larghezza dei canyons e oltre negli sbocchi in pianura, al fine di smorzare la velocità delle acque meteoriche defluenti e trattenerle insieme alla terra, che esse strappano con violenza ai versanti.

Paesaggio dei Jessour

Oltre a modellare in maniera assai marcata il paesaggio questi sistemi consentono di conservare le acque, il suolo e limitare gli effetti dell’erosione. Il trattenimento dell’acqua consente di intensificare il fenomeno dell’infiltrazione e aumentare il tenore di umidità del suolo nell’arco di tutto l’anno, contrastando gli effetti dell’evapotraspirazione, il trattenimento delle alluvioni consente di arricchire progressivamente il suolo di apporti minerali e organici.

Il risultato è che i jessour rendono possibile la coltura dei cereali e del foraggio ma anche e soprattutto dell’ulivo, dei fichi e delle palme da datteri. L’ulivo, grazie al sistema dei jessour, è stato portato fuori dai limiti climatici, con rese eccezionali anche grazie a sapienti tecniche agricole.

 

Esempio di Ksar

 

Il paesaggio del sud est tunisino è anche punteggiato da strutture per l’immagazzinamento delle derrate alimentari, dette ksour che oltre a rappresentare veri e propri iconemi di queste terre, hanno caratterizzato fortemente la forma e l’organizzazione dei villaggi, alcuni ksour sono veri e propri monumenti della civiltà rurale oggi ammirati dai turisti.

Si tratta di edificati a volte notevoli in altezza (fino e oltre 10 m) le cui facciate esterne sono percorse da uno o più ordini sovrapposti di aperture che conducono a piccole camere.

La siccità portava gli abitanti a stoccare le riserve alimentari negli ksour per poter affrontare il susseguirsi di annate secche. Le granaglie potevano rimanere in buono stato fino a 7 anni. Era un sistema ideale per la vita semi nomade dei pastori berberi e fungeva da fortezza per la difesa delle riserve da eventuali aggressori. Fino a metà del ventesimo secolo molti ksour erano ancora in attività. I più antichi, arroccati in cima ad insediamenti collinari risalgono addirittura all’XI secolo.

Case trogloditiche di Matmata

Un altro elemento di rilievo di questo paesaggio biculturale è l’abitazione trogloditica, ricavata dall’escavazione della roccia o degli strati di terreni sabbioso argillosi delle valli e delle conche del Jebel, anche qui il fattore determinante l’affermazione di queste tipologie era la protezione dall’aridità del clima e dalle potenti escursioni termiche, con la stessa tecnica venivano costruiti gli oleifici. Stupisce l’integrazione nell’ambiente naturale di queste strutture architettoniche che restituiscono anche visivamente l’impressione di una perfetta simbiosi con l’ambiente circostante. Oggi le case trogloditiche sono in minima parte ancora abitate, in maggioranza in abbandono e in parte utilizzate per fini turistici.